In Italia oltre 700.000 under-25 convivono con ansia e depressione. Tra i giovani sotto i 20 anni, la prevalenza è cresciuta del 20% tra il 2018 e il 2022. In Europa il suicidio è la prima causa di morte nella fascia 15-29 anni. E quando si chiede aiuto, la risposta pubblica si rivela insufficiente: il Bonus Psicologo 2025 (9,5 milioni di copertura) è andato esaurito in un solo giorno e solo 6.300 persone hanno potuto riceverlo, a fronte di centinaia di migliaia di richieste.
Da questi numeri e dall’ascolto raccolto nei territori nasce “Questa ansia non è nostra”, la campagna di raccolta fondi promossa da Il Progressista – Giornale della Gen Z, con un obiettivo chiaro: realizzare nel 2026 la più grande indagine nazionale sull’ansia giovanile e presentarla in Parlamento, per portare il tema nel cuore del dibattito istituzionale e delle scelte pubbliche.
«L’ansia viene spesso liquidata come un problema individuale, quasi una fragilità personale», dichiara Erica Strozzi (24 anni). «Per la nostra generazione invece è un sottofondo continuo: blocca, isola, ti fa sentire in ritardo anche quando stai facendo il massimo. Con questa indagine vogliamo mettere in chiaro cosa succede davvero e pretendere risposte strutturali».
«Se l’accesso alle cure resta intermittente e limitato, dire “chiedete aiuto” non basta», aggiunge Vittorio Spagni (28 anni). «Portare questa ricerca in Parlamento significa costringere la politica a confrontarsi con dati e testimonianze, non con slogan: servizi, prevenzione e strumenti concreti devono diventare una priorità».
Il progetto nasce anche da un riscontro concreto: nell’ultimo mese i contenuti de Il Progressista dedicati ai temi del disagio giovanile e della salute mentale hanno raggiunto oltre 3,3 milioni di visualizzazioni su Instagram, 700 mila su TikTok e 200 mila su YouTube. Numeri che indicano con chiarezza come il tema dell’ansia interessi, coinvolga e attraversi una parte ampia della generazione più giovane, spesso molto più di quanto emerga nel dibattito politico tradizionale.
Dario De Lucia, direttore de Il Progressista, aggiunge: «L’ansia non è una moda né una debolezza generazionale: è un fatto sociale e politico. Questa indagine, portata in Parlamento, serve a chiedere politiche pubbliche serie: prevenzione, accesso alle cure, servizi territoriali e un sistema che non lasci indietro chi sta male».
Il progetto prevede un lavoro giornalistico su scala nazionale, con raccolta di testimonianze, contributi di esperti, articoli, video-interviste e incontri pubblici sul territorio, fino alla produzione di un video finale e alla presentazione ufficiale dell’indagine in Parlamento.
Per sostenere la campagna sono previste anche ricompense, pensate per rendere concreto e trasparente l’impatto di ogni contributo. Con 10 euro si entra nei ringraziamenti ufficiali (sito, social e crediti del video finale). Con 25 euro si ricevono a casa adesivi dedicati e un kit attivista. Con 50 euro si finanzia direttamente un articolo dell’inchiesta, con nome associato al contenuto. Con 100 euro si sostiene la realizzazione di una video-intervista, con accredito sul video. Con contributi più alti è possibile finanziare incontri e laboratori pubblici gratuiti sulla salute mentale giovanile nel proprio territorio, con ringraziamenti dedicati.
LA CAMPAGNA
La raccolta fondi è attiva sulla piattaforma IdeaGinger:
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