L’amministrazione di sostegno tra cattive cronache e vero spirito della legge: l’intervento della coordinatrice del progetto reggiano Non+Soli

Anna Ganapini è la referente di Non+Soli, il progetto provinciale sull'amministratore di sostegno a Reggio Emilia.

Anna Ganapini è la referente di Non+Soli, il progetto provinciale sull’amministratore di sostegno a Reggio Emilia coordinato dal centro di servizio per il volontariato CSV Emilia e portato avanti in collaborazione con il Comune, l’Ausl, i Comuni e le Unioni dei Comuni reggiane. Interviene dopo i recenti casi di cronaca in sui si è parlato dell’amministrazione di sostegno.

Negli ultimi mesi, sempre più frequentemente, le pagine dei giornali riportano storie dolorose legate alla gestione dell’amministrazione di sostegno. Vicende di amministratori che abusano del proprio ruolo, che limitano la libertà dei beneficiari, che interrompono rapporti familiari o amicali, o che gestiscono in maniera discutibile il patrimonio di chi dovrebbe essere protetto.

Si tratta di storie che colpiscono, feriscono e inevitabilmente offuscano l’immagine di un istituto giuridico nato invece con tutt’altro obiettivo: proteggere, sostenere, restituire dignità a persone che hanno perso — temporaneamente o stabilmente — parte della propria autonomia.

Le notizie negative hanno un impatto enorme sull’opinione pubblica: catturano l’attenzione, generano paura e sfiducia, spingono molti a pensare che l’amministrazione di sostegno sia sinonimo di controllo, sottrazione di libertà, perdita di autodeterminazione.

Eppure, queste storie rappresentano solo una piccola parte — e certamente la più evidente — di un mondo molto più ampio fatto di impegno, cura, responsabilità e vicinanza alle persone fragili.

La legge 6/2004, che ha introdotto l’amministrazione di sostegno, non è nata per sostituire o “commissariare” le persone, ma per costruire un sostegno proporzionato, umano e rispettoso dei bisogni e delle volontà del beneficiario. E di storie che vanno in questa direzione ne abbiamo viste tante.

La filosofia dell’AdS è estremamente chiara: mettere al centro la persona, non l’incapacità; sostenere, non sostituire; rafforzare le autonomie residue, non annullarle; tutelare relazioni, desideri, identità, non isolarli; garantire che ogni decisione venga presa nell’interesse e con la partecipazione della persona amministrata.

Il legislatore ha immaginato una figura — l’amministratore di sostegno — chiamata a essere un ponte, non un muro; un accompagnatore, non un controllore.

Una figura che opera non per sottrarre, ma per restituire possibilità. Quando l’istituto funziona, e funziona molto più spesso di quanto si racconti, non si vede, non si sente, non ha visibilità, perché della parte buona dell’amministrazione di sostegno, purtroppo, si parla molto meno. Non fa notizia.

Si parla poco dei casi in cui l’AdS permette a una persona anziana sola di continuare a vivere nella propria casa con serenità; di quelli in cui un giovane con disabilità riesce a gestire in sicurezza il proprio stipendio, i propri progetti; di persone fragili che, grazie al sostegno di un amministratore preparato e sensibile, evitano truffe, indebitamenti, abbandono.

E si parla poco anche di tutta la rete che spesso ruota attorno a questi percorsi: i servizi sociali, i giudici tutelari, i volontari, gli enti del terzo settore che accompagnano famiglie e beneficiari con pazienza e competenza.

Da anni, come ente, offriamo accompagnamento gratuito a chi deve avvicinarsi all’amministrazione di sostegno: potenziali amministratori, familiari, beneficiari, operatori sociali.
Lo facciamo perché crediamo nel valore originario della legge: una protezione leggera, proporzionata, rispettosa, capace di migliorare la vita di chi non può più gestire da solo le incombenze quotidiane.

Il nostro lavoro ci mostra una realtà molto diversa da quella che appare sui giornali: una realtà fatta di persone che si mettono a disposizione, spesso come famigliari o volontari, e che portano avanti la loro responsabilità con serietà, rispetto e dedizione.

Sì, esistono errori!  Ma non lasciamo che cancellino un bene più grande

È doveroso denunciare gli abusi, pretendere controlli, migliorare formazione e vigilanza. Ogni cattiva amministrazione è un fallimento che pesa sulle persone fragili e sull’intera comunità.

Ma è altrettanto doveroso non permettere che pochi casi negativi distruggano la fiducia in uno strumento nato per proteggere, e che ogni giorno — lontano dai riflettori — tutela migliaia di persone.

L’amministrazione di sostegno non è la storia dei suoi abusi. È la storia delle persone che, grazie ad essa, ritrovano equilibrio, sicurezza, dignità. E questa è una storia che merita di essere raccontata molto più spesso.

Anna Ganapini – Coordinatrice Non+Soli Csv Emilia

Pubblicato: 19 Marzo 2026