Lutto perinatale: un dolore non riconosciuto
Quando una vita si interrompe prima della nascita o nel primo periodo dopo il parto, non si vanifica un sogno, ma si spezza un legame concreto, corporeo e affettivo già profondamente radicato.
Spesso, chi attraversa questa esperienza si trova a fare i conti col dolore della perdita acuito dalla difficoltà di trovare una comunità capace di sostenerne il peso. Nel contesto sociale, infatti, la morte perinatale tende a essere evitata: si distoglie lo sguardo, ci si ritrae, si pronunciano parole frettolose nel tentativo di consolare. Per i genitori, questo si traduce spesso in un senso di isolamento, nella sensazione che il proprio bambino e il proprio dolore non trovino posto nel mondo esterno.
Dedicare uno spazio pubblico e riflessivo al lutto perinatale significa restituire piena dignità a questa realtà: significa riconoscere che dove c’è stata una presenza, c’è un vuoto reale che merita di essere nominato, accolto e rispettato.
Come possiamo, come comunità, accompagnare questo cammino?
Agevolare il percorso di chi attraversa una perdita perinatale non richiede gesti straordinari o soluzioni precostituite, ma un cambio di postura. Spesso il desiderio di alleggerire la sofferenza porta a minimizzare o a concentrarsi sul futuro finendo per negare il presente.
Esserci, tollerare il silenzio e accogliere le emozioni così come si manifestano è il primo atto di cura. Dare un nome a quel figlio, validare il ruolo genitoriale di chi resta e non trattare la gravidanza interrotta come una parentesi da dimenticare permette di attraversare il lutto e di trovare per quel figlio una collocazione nella narrazione della storia familiare.
Il percorso nel lutto comincia nei reparti ospedalieri, ma prosegue nella vita quotidiana. Quando i professionisti della cura, le associazioni e i cittadini condividono un linguaggio comune, la comunità intera diventa un tessuto accogliente in grado di sostenere le famiglie nel loro faticoso percorso di ristrutturazione.
L’incontro del 22 ottobre: uno spazio di dialogo e condivisione
Per approfondire il tema e offrire un momento di riflessione comune, la cittadinanza è invitata all’incontro “Lutto perinatale: un dolore non riconosciuto”.
Durante il pomeriggio sarà presentato il progetto “Il Film Invisibile” di Andrea Baglio, in memoria di Gabriel, tra arte, memoria e trasformazione. Attraverso la domanda «Un film può continuare ad esistere anche quando nessuno può vederlo?», l’iniziativa offre una chiave narrativa delicata per riflettere sull’invisibilità di cui spesso soffrono queste storie e sulla persistenza del legame oltre la presenza fisica.
Il dialogo vedrà la partecipazione dei responsabili del reparto di Ostetricia dell’Ospedale di Reggio Emilia e di Erika Zerbini, presidente dell’Associazione Italiana Lutto Perinatale (AILPe), per esplorare insieme la cura dell’accoglienza ospedaliera, l’importanza del riconoscimento del legame e il valore del mutuo aiuto tra pari.
Quando: Giovedì 22 ottobre 2026, ore 17:30
Dove: Camera di Commercio dell’Emilia, Piazza della Vittoria 3 – Reggio Emilia
Ingresso: Gratuito (aperto a famiglie, operatori sociosanitari e a tutta la cittadinanza)
Informazioni e prenotazioni: avd-re@libero.it.
Al termine dell’evento sarà offerto un momento di rinfresco per favorire la vicinanza e lo scambio reciproco.
L’iniziativa è promossa in collaborazione con A.V.D. (Associazione Volontari Assistenza Domiciliare) e l’Azienda Unità Sanitaria Locale di Reggio Emilia – IRCCS (Istituto in Tecnologie Avanzate e Modelli Assistenziali in Oncologia). L’evento gode del patrocinio del Comune di Reggio Emilia, Camera di Commercio dell’Emilia e Associazione Italiana Lutto Perinatale – AILPe.
