Sono tutti rientrati i volontari GAOM partiti per l’Etiopia nelle due spedizioni di gennaio. Luigia, Matilde, Silvia e Stefano di Bologna, Elisabetta di Ferrara, Timothy e Viola, Poi Fiorella, e Mario da Cagliari, Giuseppe da Cesena, Mario da Sassuolo, Elidio da Ivrea e Fiorenza, Valentina, Gianluca. Gianni, Lorenzo, Giacomo ed Alberto dal nostro appennino reggiano.
Prima di tornare in Italia, i volontari hanno incontrato le ragazze del Progetto Mariam, per la valorizzazione della donna.
Quando Ayele, una delle ragazze, si è presentata al gruppo del GAOM nel salone della missione di Shashemene, ha detto: “Fino a pochi anni fa non sapevo che cosa mangiare. Ora sto studiando” e il suo sorriso timido si è illuminato.
Ayele è una delle 21 tra ragazze e bambine, che fanno parte del progetto nel percorso formativo. Altre 10 invece stanno seguendo un percorso lavorativo.
Sono semi di speranza in un Paese, l’Etiopia, in cui il divario sociale formatosi negli ultimi anni, è sempre più marcato e dove una grande fascia di popolazione non ha accesso a nessun servizio, perché troppo povera. La situazione è ancor peggiore se sei donna, in un Paese dove si respira forte la differenza tribale e il maschilismo.
Il commercio arrivato negli ultimi anni sta continuando il suo sviluppo, allargando sempre di più la forbice tra chi lavora e chi invece non ha nulla.
Il governo sta lavorando sulla viabilità, costruendo arterie enormi che tagliano città e villaggi senza rispettare le proprietà private, dal momento che in Etiopia tutto appartiene allo stato. Attraversando i centri abitati, si vedono case abbattute o tagliate a metà, per fare spazio alla nuova strada. Chi ha subito il danno non riceve nessun contributo, ha solo la possibilità di costruire una nuova abitazione su un altro terreno. Se ce la fa!
L’inflazione è altissima e la moneta locale, il Biir, è ormai carta straccia. I poveri non hanno più potere d’acquisto, tanto che le strade sono piene di bambini e bambine dai 5 anni in su, scappati da casa perché non sanno che cosa mangiare e si riversano sulle strade per cercare fortuna.
Un tempo le bambine non si vedevano, perché molte erano promesse spose e a 8 – 10 anni andavano già a casa del futuro marito, cominciando a procreare anche a 12 anni. Avevano un futuro già scritto, ora si ritrovano anche loro insieme ai maschi a formare piccoli gruppi nei quali risulta fondamentale avere una bottiglia di plastica con dentro benzina o colla da respirare per vincere il senso di fame e di freddo durante la notte.
In questa nuova pesante realtà, i volontari GAOM delle due spedizioni avvenute nel mese di gennaio, hanno cercato di dare sviluppo ai tre progetti dell’associazione: Casa Famiglia, Mariam ed Extra Food.
Un lavoro intenso e di intense relazioni. In Casa Famiglia è stata realizzata una nuova ala del dormitorio dei bambini piccoli, così da avere maggiore spazio. E’ stato ampliato anche il magazzino dei laboratori di Arti e Mestieri, con l’intento di dare maggiore sviluppo tecnico e formare figure professionali. Soprattutto dopo che il governo, nel fare i suoi periodici controlli, ha rilasciato la certificazione dei laboratori e del negozietto in cui i ragazzi vendono i loro prodotti.
Il Progetto Mariam sta accompagnando 31 giovani nel proprio percorso formativo e professionale e si sta strutturando sempre di più.
Soprattutto, diventa fondamentale offrire ai giovani una formazione anche dal punto di vista umano e sociale. L’Etiopia è inserita nel progetto internazionale del Talità Kum, contro lo sfruttamento degli esseri umani. Per questo motivo sono state inserite nuove figure locali all’interno dei progetti, con l’intento che siano guide sicure.
Il Progetto Extra Food ha dato sostegno come sempre, alle mamme con i bambini più poveri della slum, fornendo assistenza sanitaria e scorte alimentari. Quest’anno le mamme inserite nel progetto sono diminuite sensibilmente e i bambini sono apparsi meno denutriti. Probabilmente questo è dovuto al fatto che negli ultimi due anni le piogge sono state abbondanti e i raccolti non sono mancati. Rimangono però presenti varie forme di malattie e infezioni. Tra i bambini inseriti nel progetto, sono molti coloro che aspettano di poter entrare in Casa Famiglia, perché provenienti da famiglie molto povere.
Molto importanti sono stati anche gli interventi di manutenzione effettuati presso le varie missioni, anche quelle della regione del Wollaita dalle suore di sant’Anna.
Questi progetti sono fondamentali per molti bambini e giovani, ma soprattutto sono segni che anche qui, in Etiopia, è possibile sperare e sognare. L’importante è condividere.
Il presidente Alberto Campari